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Cambiare il mondo per costruire
la pace
Negli ultimi anni il movimento di critica ai
processi di globalizzazione è stato in grado
di raccogliere attorno a sé tutte quelle esperienze
di associazionismo, di cooperazione internazionale
per lo sviluppo delle realtà dei sud del mondo,
di battaglia quotidiana per l'affermazione dei
diritti di ogni uomo che da anni lavorano per
affermare una cultura di diritti e di pace.
A questo si è unito un nuovo protagonismo delle
giovani generazioni. Un protagonismo determinato
dall'indignazione per le grandi contraddizioni,
le terribili ineguaglianze che assillano questo
mondo. Una generazione che per la prima volta
in maniera compiuta manifesta, si impegna, fa
politica in primo luogo non per sé, ma per gli
altri. In particolare tutti quegli altri che
stanno fuori dal nostro ricco occidente.
Quello a cui aspira questa generazione, la nostra
generazione, è la pace, intesa non come pausa
o periodo di passaggio tra due conflitti armati
così come l'uomo l'ha conosciuta sinora nella
sua storia, ma come stato organico e costitutivo
della comunità globale.
Purtroppo, quello in cui viviamo è ancora un
mondo turbato da violenze, terrorismo, guerre.
Ma proprio perché quelle da cui vogliamo rifuggire
sono le semplificazioni, siamo consapevoli del
fatto che il virus della violenza cova, cresce,
si alimenta nell'ingiustizia. E sino a quando
non batteremo l'ingiustizia non batteremo la
violenza.
Per questo per noi la pace è il luogo ideale
nel quale governi la giustizia sociale e trionfino
i diritti. Quel luogo ambiamo a costruirlo giorno
per giorno col nostro impegno politico, con
la nostra passione. Col nostro sogno, il sogno
di cambiare il mondo.
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